Illusioni perdute. Ispirato all’omonimo romanzo di Balzac, presentato in concorso a Venezia 78.
Lucien è un giovane poeta in cerca di fortuna. Nutre grandi speranze per il suo futuro ed è deciso a prendere le redini del proprio destino abbandonando la tipografia di famiglia e tentando la sorte a Parigi sotto l’ala protettrice della sua mecenate. Rifiutato dalla società aristocratica parigina per le sue umili origini e la sua relazione pericolosa con la baronessa, si ritrova solo, senza un soldo, affamato e umiliato e cerca vendetta scrivendo articoli controversi. All’interno della Parigi tanto ambita, trova un mondo cinico dove tutto – e tutti – possono essere comprati e venduti.
Tratto dal capolavoro di Honoré de Balzac, una commedia umana con un cast eccezionale tra cui Benjamin Voisin, Xavier Dolan, Vincent Lacoste, Cécile de France e Gérard Depardieu.
«Ho letto il romanzo di Balzac quando avevo l’età del protagonista, quindi una ventina d’anni. Parla del destino di un ragazzo – oppure, se vogliamo, di una ragazza – che deve trovare il proprio posto nella vita e in ambito lavorativo, deve contemporaneamente salvare la propria integrità e cercare di vedere se può mantenere un compromesso tra le due cose. Diciamo che è una sorta di verità umana che non ha tempo, ecco perché quindi la scelta di questo adattamento. E poi c’è questa altra dimensione straordinaria, un po’ strana, anche polemica, in quanto Balzac ha vissuto la nascita del mondo moderno ed è il mondo in cui noi viviamo oggi. Illusioni Perdute è proprio la matrice di questo mondo moderno.» – Xavier Giannoli ad Artribune
«Un film moderno, liberissimo, sfrontato nonostante le apparenze, con la voce narrante che accompagna e chiosa senza soggiogare le immagini e i personaggi di questa società tribale, fiera della sua falsa verginità, che si muovono nel crinale tra vignette satiriche e fantasmi che rivendicano una presenza nel mondo. Come tutti i classici, Illusions perdues continua a esercitare un’influenza unica per la sua capacità di ficcarsi nell’inconscio: a Giannoli il merito di una rilettura che è soprattutto una nuova scoperta.» – Lorenzo Ciofani, cinematografo.it